Emergenza Covid19 – lettera a Regione Lombardia

Data: 13 Marzo 2020

Dal Segretario Regionale di FIMMG LOMBARDIA dr.ssa Paola Pedrini.

Al Presidente
Regione Lombardia
Dott. Attilio Fontana

All’Assessore al Welfare
Regione Lombardia
Avv. Giulio Gallera

Al Direttore Generale al Welfare
Regione Lombardia
Dott. Luigi Cajazzo

In questi giorni la sanità lombarda è messa a dura prova da un’emergenza che sta, purtroppo, superando le previsioni più pessimistiche. Gli operatori sanitari stanno dimostrando, con i loro sacrifici, un senso etico e una professionalità davvero encomiabili. Tuttavia le criticità sono moltissime e se gli ospedali sono messi a dura prova, non si può certo dire che la medicina del territorio sia coinvolta in misura minore.
Il numero di pazienti gestiti al domicilio sta continuando incessantemente ad aumentare sia perché gli ospedali sono saturi e, per forza di cose, sono costretti a non ricoverare o a dimettere precocemente i pazienti appena questi raggiungono una fase di fragile stabilità clinica, sia perchè le nuove diagnosi, spesso non sostenute dall’effettuazione di un tampone ma dalla sola clinica suggestiva, stanno aumentando in modo esponenziale. E’ chiaro che la medicina del territorio si trova ad essere drammaticamente chiamata in causa per gestire queste situazioni, che vanno ad aggiungersi al già cospicuo carico lavorativo. Va inoltre segnalato che la scarsa disponibilità di DPI sta esponendo i medici di medicina generale e i medici di continuità assistenziale ad un rischio infettivo molto significativo, con il conseguente pericolo di essere vettori di contagio anche per i pazienti più fragili oltre che di essere contagiati direttamente. Basti pensare che, nella solo provincia di Bergamo, la più colpita a livello nazionale, sono oltre 70 i colleghi con infezione da covid-19 diagnosticata e su tutto il territorio regionale sono in costante aumento i medici in quarantena. Ovviamente tutto questo va a ripercuotersi su un sistema già in enorme difficoltà.
Tenuto conto del quadro generale e, facendo riferimento al decreto legge del 9 marzo u.s., le nostre proposte sono le seguenti:
– riteniamo, in accordo a quanto auspicato nel decreto citato, che gli studi di medicina generale debbano garantire l’accesso soltanto ai pazienti con patologie non infettive e indifferibili secondo modi e tempi concordati telefonicamente con il curante. Per i soggetti con sintomi febbrili o infettivi deve essere effettuato un attento triage telefonico. L’accesso allo studio e a domicilio, per proteggere in primo luogo gli assistiti, potrà avvenire solo in presenza di idonee misure di protezione individuali, oggi non ordinariamente messe a disposizione dalle ATS soprattutto nelle aree a maggior rischio (ad esempio Bergamo). Il curante deve poter continuare a prendersi carico dei propri malati con patologie croniche minimizzando per loro il rischio di contagio.
– riteniamo che debbano essere concordate e implementate misure che ci diano la possibilità di prescrivere terapie e redigere certificati da remoto, per ridurre al minimo i contatti.
– riteniamo di centrale importanza che nella nostra regione vengano tempestivamente predisposte le U.S.C.A. (Unità Speciali di Continuità Assistenziale) come previsto dal Decreto Legge n. 14 del 9.3.2020. Tali unità dovranno necessariamente essere dotate dei DPI che consentano di valutare i pazienti ed eventualmente somministrare loro terapie in sicurezza. Per tali unità dovrà essere fatto uno specifico sforzo per la fornitura di DPI e ad esse dovrà essere ordinariamente affidata la gestione domiciliare delle broncopolmoniti, garantendo anche la disponibilità di presidi per l’ossigenoterapia.
Siamo a vostra completa disposizione per discutere le nostre proposte e per valutarne la messa in atto dal punto di vista pratico.
Siamo sicuri che, intraprendendo una collaborazione proficua, riusciremo a proteggere i soggetti maggiormente a rischio e, ci auguriamo nel più breve tempo possibile, ad arginare questa epidemia e a superare le criticità organizzative venutesi a creare in specifiche aree ad alto rischio.

Dr.ssa Paola Pedrini
Segretario FIMMG Regione Lombardia



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